Notte a Venezia

La prima volta che sono stata a Venezia avevo 12 anni ed ero in gita scolastica. Ricordo che non mi piacque particolarmente. Poi ci tornai qualche anno fa, un giorno, di passaggio. E neanche allora mi piacque tanto. In questi ultimi giorni, quando mi si è presentata l’occasione di andarci per la terza volta non ho fatto altro che pensare al perché non mi fosse piaciuta. E non mi veniva in mente niente. Soprattutto se pensavo al fatto che io adoro le città sull’acqua, con ponti e canali.

Poi sono arrivata lì e ho capito per quale motivo non mi fosse piaciuta, né a 12 né a 20.
Venezia è come un grande carro allegorico, dove ogni cosa gioca un ruolo preciso nella sua messa in scena: i gondolieri tutti vestiti uguali che sfilano nei canali, i negozi che straripano di maschere, souvenir e vetri di Murano fino alla nausea, i turisti che non sanno più in che anfratto stiparsi, persino i piccioni in piazza San Marco sembra che interpretino una parte in questa grande carnevalesca rappresentazione che rasenta il pacchiano.
Non mi era piaciuta a 12 anni, non mi era piaciuta a 20 e non mi è piaciuta neanche adesso.
Poi però a un certo punto mi sono spostata dal centro, sono andata verso l’isola di Sant’Elena. E lì ho visto qualcosa di diverso, di tranquillo… di bello. Ho visto la Venezia dei veneziani. La Venezia dei veneziani che portano a spasso il cane,  che traslocano,  che stendono i panni, la Venezia dei veneziani che tornano a casa per cena e di quelli che si godono un aperitivo in un caldo pomeriggio di luglio. La Venezia dei veneziani  che guardano il sole calare dalla finestra.
E questa Venezia qui, questa Venezia che  riesce ad essere autentica nella semplicità della sua quotidianità, questa vecchia signora qui… mi è piaciuta tantissimo.
E quando pensavo che non potessi essere più incantata, ecco la sorpresa. Le luci sul palco si spengono e la grande diva si ritira nel suo camerino. Si toglie via ogni traccia di trucco dal viso, getta via la parrucca, si libera di ogni orpello di troppo e resta lì, da sola, a guardarsi allo specchio. Resta lì a godersi beatamente la sua solitudine, il suo silenzio mentre si  lascia cullare dalle sue acque e si sente finalmente sé stessa. Poi si alza, va alla finestra e con un sorrisino materno e compiaciuto, spia i suoi  figli che si baciano sotto i suoi portoni. Si gode i suoi vicoli stretti e vuoti, i suoi ponti illuminati appena, piazza San Marco completamente vuota, le gondole che dormono beate e la luna che bacia la Giudecca sull’altra sponda.
Questo mi rimarrà per sempre nel cuore: la notte a Venezia.
Poi piano piano le tenebre lasciano il posto alle prime luci dell’alba e quando il nuovo giorno ha inizio, si ode chiaramente il “chi è di scena“: la diva si infila nelle sue crinoline, si ricopre il viso di cerone, si stende il rossetto rosso sulle labbra e si sistema la parrucca.  Ed eccola pronta per un’altra, lunga, triste, recita.

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